venerdì 1 luglio 2016

gettare ponti sulle paure - articolo di fav per La Difesa del Popolo


Gettare ponti sulle paure

L’interesse suscitato in questi giorni dalla particolare performance dell’artista bulgaro Christo Vladimirov Yavachev sul Lago d’Iseo si è prestato a tante considerazioni, più o meno autorevoli. Una passerella galleggiante di 4,5 chilometri (duecentomila metri cubi di polietilene e tessuto giallo) intitolata “The floating piers” collega da qualche giorno la riva del lago (a Sulzano) con le isole naturali di Montisola e San Paolo. Oltre che creare un particolare effetto cromatico cangiante, la passerella a pelo d’acqua è percorribile a piedi. Più che “camminare sulle acque” (specialità sin qui nota ad un altro Cristo…) qui si può “camminare nell’acqua” da una prospettiva quanto mai insolita, in uno scenario naturale edificante.


Lasciamo agli esperti valutare il senso e valore artistico di questa particolare installazione. Resta però lecito riflettere su quanto la performance possa evocare con il suo “esserci”, anche momentaneamente. In questa chiave di lettura, accogliamo allora il desiderio dell’artista di voler comunicare il desiderio di “gettare ponti”, di rendere possibili percorsi impensabili per collegare luoghi altrimenti irraggiungibili senza mezzi naviganti o volanti…

E’ in questo intento che forse si può comprendere l’attualità del messaggio richiamato clamorosamente dalla performance. In giorni in cui continuamente si evoca e si realizza l’erezione di mura e di ostacoli in filo spinato in diversi angoli del mondo, ecco che si impone il monito che “gettare ponti” si può, anche dove pare impossibile. Non un novità: un messaggio ripetuto più volte anche da papa Francesco. Ma come sempre verba volant… Mentre centinaia di persone che “camminano nell’acqua” (nulla togliendo a chi migliaia di anni fa passò attraverso il mare stando all’asciutto…) lasciano un impatto più forte nell’emozione e nella memoria.


Recentemente – approfondendo la parabola del buon samaritano (Lc 10,25ss) in quest’anno della misericordia – mi sono imbattuto in questa bella riflessione di Martin Luther King (il quale, non dimentichiamolo, era un pastore protestante e predicatore): «Il samaritano possedeva la capacità di un altruismo pericoloso. La strada di Gerico è una strada pericolosa. È possibile che il sacerdote e il levita temessero, qualora si fossero fermati, di essere assaliti. Forse i briganti erano ancora nelle vicinanze; o forse l’uomo ferito al suolo era un simulatore, che voleva attirare dalla sua parte i viaggiatori di passaggio, per una rapida e facile rapina. Io immagino che la prima domanda che il sacerdote e il levita si posero fu: “se mi fermo per aiutare quest’uomo, che cosa mi succederà?” Ma per la natura stessa del suo interessamento il samaritano rovesciò la domanda: “se io non mi fermo per aiutare quest’uomo, che cosa ne sarà di lui?”. Il buon samaritano s’impegna in un altruismo pericoloso» (M.L. King). 

E’ l’ altruismo pericoloso del samaritano a “gettare un ponte” sopra le sue paure e inconsistenze e raggiungere così quell’uomo moribondo. 

Il resto è… parabola? Sì, ma non solo: è storia passata presente e futura per ogni uomo che sappia “gettare ponti”.

La Difesa del Popolo, domenica 28 giugno 2016

per sorridere...

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