In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». (Lc 10,1-12.17-20)
Domenica XIV del Tempo ordinario – anno C – Solo Luca ci presenta la «missione» dei settantadue discepoli dopo averci descritto poco prima la «missione» dei dodici (cf. Lc 9,1-6). Il numero «settantadue», che richiama il numero delle nazioni pagane secondo la tradizione di Genesi 10, insieme all’espressione «in ogni città e luogo» (v. 1) prefigura la missione universale della chiesa. Il messaggio del missionario cristiano poi ricalca fedelmente quello della predicazione di Gesù sia per la vicinanza del «regno di Dio», sia per il giudizio, evocato dai temi della messe (vv. 2-9) e della disfatta di satana (vv. 10-12).
L’attività missionaria di tutti i tempi è ben definita da Gesù in questa sintesi programmatica che ne illustra l’origine e la finalità, chiarisce le responsabilità degli inviati e dei destinatari, ne descrive le modalità. La missione non è il frutto di decisioni o di impegni umani. Il primo responsabile è il Padre, «Signore della messe» (v. 2): a lui per primo sta a cuore la salvezza degli uomini, è lui a suscitare gli annunciatori del regno. Per questo motivo il missionario è sereno e coraggioso nell’annunzio, opera nella fiducia e nell’assenza totale di sicurezze o risorse materiali, non si lascia tentare dal fascino dell’imposizione forzata, non colpisce l’uditorio con mezzi potenti o effetti speciali, è consapevole che la fecondità della missione è tutta nella forza inerme della Parola della quale è banditore, una Parola capace di guarire e liberare da ogni infermità.