Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. (Lc 9,28b-36)
II Domenica di Quaresima – anno C – Mosè ed Elia avevano potuto vedere la gloria di Dio (cf. Es 33,18ss.; 1Re 19,11 ss .); ora sono accanto a Gesù, trasfigurato di gloria divina. Anche Pietro, Giacomo e Giovanni contemplano la gloria di Dio in Gesù (vv. 28-29), e affascinati da tale bellezza vogliono renderne permanente la manifestazione (v. 33). Ma la voce divina è chiara: questo Gesù va ascoltato e seguito (v. 35), anche ora che è in cammino verso «la dipartita che porterà a compimento a Gerusalemme» (cf. v. 31).
Mosè ed Elia sono due profeti esemplari per la fedeltà a Dio e accomunati dall’incomprensione del popolo. Essi parlano con Gesù, poiché anche la sua sorte sarà quella del martire della fedeltà a Dio. Mentre Mosè ed Elia, secondo l’Antico Testamento, hanno guardato verso la gloria di Dio, Gesù appare ora trasfigurato da quella stessa gloria: in lui «la legge e i profeti» trovano il sigillo definitivo, poiché in Gesù Dio stesso si fa presente come compimento di ogni promessa. E si fa presente perché Gesù è totalmente aperto a Dio (si trasfigura mentre prega: cf. v. 29).

