domenica 9 settembre 2018

ascolti - post di fav per #bibbiafrancescana

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (Mc 7,31-37)

Domenica XXIII del Tempo ordinario – anno B – Nella narrazione marciana Gesù si trova in un territorio pagano. Dove ha già liberato dal demonio una bambina, Gesù guarisce ora un sordomuto. E le folle proclamano che egli adempie le profezie che annunziano come il Messia farà udire i sordi e parlare i muti. La comunità dei credenti nel risorto è dunque chiamata a lasciarsi continuamente aprire le orecchie e reimparare ad ascoltare, allo scopo di poter proclamare la Parola che libera.

E’ questo un racconto esclusivo di Marco. Come nel passo precedente, Gesù guarisce un pagano: ora si tratta di  un sordomuto. Un po’ più avanti (8,22-26) guarirà un cieco. In queste guarigioni si percepisce un insegnamento sempre attuale: Gesù guarisce ancora: le orecchie dei sordi si aprono per sentire la parola di Dio; il muto può parlare per confessare la sua fede; il cieco potrà riconoscere l’inviato di Dio.

E la dinamica è importante: non può parlare chi non ascolta; con l’ascolto poi arriva la parola. Dunque il primato è nell’ascolto, come da sempre nella rivelazione: “Shemà Israel!”, Ascolta Israele (Dt 6,4).

Si è sordi per incapacità di percepire suoni… ma è sordo pure chi è immerso nel rumore o frastuono: non è capace di distinguere nulla. Oggi più che mai necessitano luoghi e tempi e spazi di “silenzio” esteriore e interiore, lontani dal frastuono di sollecitazioni multimediali che ormai avvolgono la nostra quotidianità. Altrimenti… non si ha più nulla da dire!, ammutoliti da tale particolare sordità.

lunedì 3 settembre 2018

fav per MFFF - Pellegrinaggio ad Assisi, san Francesco e la fraternità


Il 31/08-02/09/2018 il Movimento Fraternità Familiari Francescane di Camposampiero ha organizzato un pellegrinaggio ad Assisi per le famiglie interessate a condividere un tempo di svago e di riflessione e preghiera.

Fav ha condiviso due momenti di approfondimento:
  • Fraternità... perché c'è un Padre!
  • Da un Padre... ci si scopre fratelli e sorelle!
QUI sono disponibili le due schede in PDF e i due file mp3.




domenica 2 settembre 2018

dal “bon ton” alla “buona novella” - post per #bibbiafrancescana

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». […]
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». [...] E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo» (Mc 7,1-8.14-15.21-23).

Domenica 22ma del Tempo Ordinario – anno B – Torna nelle domeniche dell’anno B il vangelo di Marco, dopo la lunga sezione di domeniche caratterizzate dalla proposta del vangelo di Giovanni sul tema del pane. Dopo aver guarito le folle, Gesù è di nuovo fatto segno di contrarietà da parte delle autorità religiose. Gli viene rimproverata in questo caso l’impurità rituale dei suoi discepoli: prendono cibo senza essersi prima lavate le mani. Gesù si erge contro la considerazione di una purità meramente esteriore: essa è senza vita; può perfino camuffare la vera impurità, quella che sgorga dal cuore dell’uomo. Di fronte a una pratica, secondo la quale le osservanze esteriori sono diventate l’essenziale, Gesù insegna quello che ai suoi occhi è davvero puro.

Non è dunque questione di “galateo” o di “bon ton”, ma la possibilità di far emergere nella sua freschezza dirompente la “buona notizia” eu-vangelion della proposta “liberante nell’essenziale” di Cristo.

Qui non si tratta solo di una discussione su minuzie o di un problema di “dosaggio” tra i comandamenti di Dio e la loro interpretazione umana. Il vero problema è quello che pone al cristianesimo nascente il contatto con i pagani e la loro accoglienza nella comunità cristiana. Bisogna imporre ad essi le prescrizioni del mondo ebraico? La questione viene sollevata in Atti 15 in seguito alla prima missione apostolica di Paolo; essa sarà risolta soltanto a un livello più profondo: come si ottiene la salvezza? Mediante l’integrazione alla religione ebraica e l’osservanza di tutti i precetti, o piuttosto mediante la fede in Gesù Cristo?