Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1,1-11).
Solennità dell’Ascensione – anno B – Sul brano marciano proposto dalla liturgia solenne dell’Ascensione Anno B già ci eravamo soffermati anni fa (cf.
Quando Francesco e Antonio prendono sul serio il Vangelo). Poniamo allora la nostra attenzione sulla prima lettura, la narrazione degli Atti degli Apostoli scritta dall’evangelista Luca.
Il brano comprende due parti: nella prima leggiamo il prologo del libro degli Atti degli Apostoli, indirizzato simbolicamente dall’autore (Luca) al “lettore” chiamato «Teofilo» (nome che significa: «colui che ama Dio», ossia “ciascuno che ama Dio” come noi oggi lettori); prologo di Atti che richiama il prologo del terzo vangelo (vv. Lc 1-2); nella seconda parte troviamo invece la narrazione dell’ultima apparizione del Risorto (vv. 3-11). In essa ci sono due annunci (cf. vv. 3-5 e 6-11), il secondo dei quali è in forma di dialogo tra Gesù e i discepoli e si conclude con la salita di Gesù a Dio (di cui il «cielo» è figura): segue una rivelazione angelica che preannuncia ai discepoli il ritorno del Signore alla fine del mondo.